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venerdì, 12 giugno 2009
nella penombra di un mattino di dicembre, i primi rumori di città sfregiano il sorgere di cenere di un'alba lattiginosa, i trasporti sferragliano e le scale ripide e l'acqua fredda. ti raggiungo di corsa, perchè il desiderio di te tracima dalle mani e gli occhi accesi.
manca circa un'ora alla paralisi. entro un tempo che gli adulti quantificano in poche utilità, l'aria sarà pregna di emissioni soffocanti e polveri sottili; ad altezze minori, di cappelle d'ombrelli, amanite plumbee sgargianti d'acqua rifratta; nel mentre, i mezzi pubblici si fermeranno. sciopero.
corro verso te, superando a falcate sciaguattanti automi deambulanti ciechi e sordi, protetti da tese di girandola. l'incontro con te ha penetrato la coltre spugnosa della mia grassa paura di essere, apparire, o somigliare a un che di umano.
tu. e il sapore della tua fica.
guazzi di età e multiformi, caviglie intrise, luridume sulle bocche di scolo. la città annega lentamente nel grigiore di un mercoledì d'uggia. me ne fotto allegramente, io e il mio cazzo di tascapane. ovvero 'io e il mio cazzo di montgomery'.
tu sei il mio gesù cristo. io un magnete difettoso, un meridiano orizzontale.
sei un attore.
io sono una cimice.
il letto ci attorciglia l'uno all'altra, l'una per l'altro una seconda pelle.
il sorriso sul ventre s'adombra appena, schegge scabre s'eiettano in brevi parabole, apnee di dolore, come campane a giorno in una sera di grandine.
spiego le mie elitre croccanti, mi scaravento contro un muro, bussando il mio carapace.
sei un attore, mi dici sprezzante.
il buio con te è scintillante.
non starmi così vicino.
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venerdì, 05 giugno 2009
sul piano obliquo del pavimento del cortile immaginando le linee di gesso tirate lungo l'out che non è già rettilineo ma segue fedele il profilo di auto parcheggiate aiuole scale e ancora auto una ragazzina tredicenne si presta al gioco con un pari età vicino di casa nel pomeriggio la mattina compagno di classe
si rimandano a calci un pallone di cuoio consunto e sgonfio comprimono in gesti ripetitivi qualcosa di prossimo alla poesia abab abab cde cde titic e titoc
più forte quasi le grida il ragazzino
non ce la faccio più forte ribatte lei
e così via mentre lei rimanda il balon caricando il calcio più che può mentre lui compie un identico gesto trattendendolo il calcio per non colpirla perchè lei non si annoi in un gioco ímpari e se ne vada
ancora un po' si pensa tra lui e il suo sè
tra poco vado continua a dirgli lei però restando
cinque minuti ancora col sudore che gli appiccica i ricci sul contorno delle tempie
poi però devo andare gli fa posando il golfino di trecce di cotone sulla ringhiera del balcone aggettante
lui finge un inciampo lusingandola
lei gli dà dello scemo e va' che me ne vado
e il tum tum del pallone sul fondo di catrame secco nella serata di fine maggio priva di rumori scandisce un ritmo dolce e vitale
ci vediamo domani
a-ha le dice
sei brava
sei scemo
ma secondo te vince stasera
secondo te vince stasera
vince stasera
sera
dicevi?
vabbè scemo ci vediamo domani
scema ci sei tu.
titic
titoc
titic
titoc
tum
[29 maggio 1985]
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martedì, 14 aprile 2009
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martedì, 07 aprile 2009
dario è morto a diciotto anni.
se l'è portato via un'affezione del sangue.
pure maria.
marco s'è addormentato in auto, in garage. faceva un freddo croccante.
aldo, franco, elisa.
alessio.
alessio si è appeso a un trave sei anni fa.
l'ho saputo in una telefonata picciosa, in un letto di annaspi.
quella sera, non fosse stato nulla, avrei tentato stefania. mi sarei fatto avanti.
lo stridore della suoneria mi aveva condotto in un'aria dal sapore diverso. nel mentre, stefania entrava a teatro, agitando verso me il dito nell'aria, quella buona, arrotolandola. ci vediamo dopo.
avevo una compagna.
mi raggiunse nel foyer appena prima dell'inizio dello spettacolo.
cosa c'è, che faccia hai, mi chiese.
silenzio.
un'altra serata di merda, bene.
non male, che tu non ci sei più.
mi voltai di scatto. una biondina, con le trecce raccolte, stava canticchiando.
raggiunsi la mia compagna. la strattonai verso me.
che cazzo dici è morto un ragazzo lo conoscevo si è appeso, le dissi strizzando i polmoni.
io ho bisogno di passare con te del tempo di qualità e mi dispiace mi dispiace per il tuo amico e non me ne frega nulla se non è un tuo amico non interrompermi io voglio stare bene con te e stasera volevo stare bene con te ne ho bisogno capisci e vederti quell'espressione del
incrociai gli occhi della biondina, mi aggrappai al suo sguardo azzurro.
con recuperata discrezione le persone attorno, sudate di curiosità, distolsero l'attenzione.
la biondina mi sorrise. e andò
il biglietto costò poco.
stefania non fu mia.
alessio suonava brahms.
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mercoledì, 31 dicembre 2008
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mercoledì, 17 settembre 2008
a vedere un paio di facce da culo che mi squadrano dalle tempie ai talloni con lo sguardo che "guardalo il figlio del figlio dei fiori" che cara grazia alla madonna che quel cazzo di linoleum ve lo facciamo calpestare c'ho un rigurgito acre di tenerezze smarrite che mi frega grandi cazzi del vostro linoleum che potete farvelo scivolare su per il culo e della pasta scotta ma vi prenderei a calci in culo lungo la mulattiera del veglia per quel cristodiddio di microfono messo a cazzo di cane
tu i coni e i valvolari e l'attivo e il passivo andatevene pure a fare in culo e tu sì tu che fai coll'aria dell'"io ho ogni risposta e non mi freghi" ringrazia gesucristo in persona che lo nacqui signore e che se non serve a nulla insegnarti due righe sul come si sta al mondo sarà companatico più che zavorra per chi resta svillaneggiarti a suo tempo
così per dire
[feat. anthony and the johnsons - qualsiasi cosa]
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domenica, 31 agosto 2008
confesso che ho tradito l'amore, l'amicizia e l'affetto.
confesso che ho mentito cogli occhi diritto nello sguardo altrui.
confesso che ho invidiato la bellezza che non avevo e odiato la mia, mediocre.
confesso che ho desiderato il male per chi non amavo, amando, dimenandomi di serpe.
confesso che ho desiderato il mio, male. una tantum, ma seriamente.
confesso che mi sono venduto bene, e in molti mi hanno creduto.
confesso, ne ho approfittato.
confesso di non aver amato, non serviva, ma per scopare tornava bene.
confesso pure che non ho rispettato uomini, bestie, ideali.
non sempre. almeno una volta per ognuno.
confesso d'esser ricchezza, salvo la muta in pattume.
confesso di non saper parlare.
confesso di aver imparato ad ascoltare, per l'unico fine di non sentirmi solo.
confesso di aver paura di insetti e giudizi.
confesso la masturbazione, l'accidia, il deliquio.
confesso il mio disprezzo per ogni forma di dottrina.
temo la morte, non la mia.
confesso l'insulto, la bestemmia, il silenzio.
non sempre. ma una volta per ognuno, almeno.
confesso a dio onnipotente, di non credere in dio onnipotente,
ma per quel che vale la mia opinione senziente, sia quel che sia.
supplico il perdono di me, e di chi ho offeso. ora e mai più, che il tempo è mia autorità.
confesso la confusione e l'incapacità del riordino.
confesso, ora, qui, di non averne più.
e il pane, e l'acqua, e il sogno e l'arme di paglia e il dubbio, il sapore e il corpo.
sfinito a brani
il mio amor perduto
è pasto di cani
il mio amor perduto.
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martedì, 12 agosto 2008
il rosso entra nello spogliatoio. puzza di sambuca sin dagli occhi, liquidi. ma sorride, ed è un buon segno.
urlacchia, mister oggi il dieci lo prendo io porcamadonna.
volpe annuisce e lo manda a sedere sulla panca.
il rosso si siede dappertutto. gli altri lo mandano affanculo e se lo spintonano l'un l'altro fino a che piomba seduto sulle gambe di gino.
la borsa vomita alcuni accessori. scarpe, parastinchi, sospensorio e un vuoto a rendere.
gino bestemmia e gli lascia il sedile.
il rosso si spoglia. sfodera un paio di slip dimentichi da chi-sa-quanto della candeggina.
gino sghignazza, rosso stavolta le hai proprio sgommate!
murdock gli lancia i guanti addosso, rosso cristo lavati, fai schifo.
il rosso risponde con un rutto in sintesi.
si infila le ciabatte, si sistema sotto una doccia.
rutta.
apre il rubinetto dell'acqua fredda, si lava e fa il bucato.
volpe nel frattempo, con il gesso su una lavagna mozza agli angoli, dimostra per assurdo il perchè non segneremo neanche oggi.
mediana... scivolare... rombo... di 'sto cazzo, scroscia dall'unica doccia in funzione.
bicio si accarezza i capelli impomatati, come se tra cinque minuti non incontrasse gli undici armadi del porta mortara, ma miss vienimi sulla pancia ma occhio al piercing.
gino si accarezza distrattamente il bigolo, da sopra i calzoncini.
elio si sfila l'orecchino, ma pensa te porcodio se ogni volta la stessa storia.
antonio ascolta il murmure lontano del gesso sulla tavola d'ardesia.
il rosso torna dalla doccia, sorride meno.
volpe gli chiede, hai capito?
sì mister. ma il dieci lo prendo io, vero?
cristo.
i tacchetti picchiettano sull'impiantito del corridoio. lungo, in penombra, odora di chiuso.
l'erba è calda, il fondo del campo irregolare. ma il profumo del campo sa di buono.
il rosso saltella sul posto, marchè mi raccomando falla girare.
poi un rutto.
un fischio, breve, un suono brillante.
il rombo avanza, il rosso sta dietro, mi lancio verso un armadio.
marchè, porcodio, aspettami!
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martedì, 20 maggio 2008
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venerdì, 11 aprile 2008
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mercoledì, 09 aprile 2008
Detti programmi possono essere esecutivi - occorrendo - con normativa d'urgenza (decreti legge):
a) Emergenza a breve termine...
a1) Ordinamento giudiziario...
...
- la normativa per l'accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari)
(Licio Gelli)
[feat. pixies - wave of mutilation]
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sabato, 29 marzo 2008
SCIMIA che breve si spegne senza che sporche parole, oltre la linea che offende, oltre le labbra di sole, oltre i recinti di muschio invecchiato e i volti scanditi dall’ombra, oltre i miracoli del capitano compagno di torre e di ronda.
cade nel buio infittito, fruscio di grevi rumori, LAMPO ormai inselvatichito, duro di rabbia, di scorze e di odori. duro, ma solo nel fiero sguardare, senza né più compassione, rosso nel cuore e nel sangue, sul petto gli occhi, il coraggio, l’ardore
(inverno della beffa)
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sabato, 02 febbraio 2008
quella volta che dio disse che non c'era problema e la bruma diventasse scighera e tutto il resto. quella volta che mi tolse chi più amavo. quella volta che mi accorsi che era solo una triade di lettere malposta come una cosa buttata lì senza cura. quella volta che somigliò a un segno di interpunzione e me ne avvidi prima che fosse tardi. quella volta che lo chiamai ed era uno spaventapasseri. quella volta che ne superai d'orgoglio il timore. quella volta che lui e il buio si inculassero. quella volta che crebbi e non ne ebbi più paura che io sono pure una mezza sega ma mi faccio impavido e tutto il resto. quella volta che mi diede in pasto al lupo e ne morii. quella volta che ne vissi senza il suo sostegno e allora lo bestemmiai ma fu come un urlo desolato in un antro disadorno. quella volta che ingoiai il vento.
quella volta che mi bruciai tra le gambe e lui sorrise. quella che mi vomitai nel culo. quella che mi cinse d'impeto il ventre e io non ci cascai. quella volta che mi illusi.
sono un prete operaio sono un addetto alla trasparenza sono il meglio che desidero e non desidero altro che mi sento mi sento la febbre mi sento la febbre alta mi sento la febbre alta e il freddo addosso. come una coltre come una tolda come un abito come una pelle.
alta soffice meticcia
vengo
[da leggere con massimo volume]
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lunedì, 17 dicembre 2007
aspetto che faccia giorno
scontorno ad occhi
i crinali degli appennini
ne odoro i colori
ed assaggio i profumi
sono figlio di un angelo
che è figlio di un angelo
figlio di un patriarca
che è figlio di un patriarca
la faccia come terra al sole
tra le dita scivola orgoglio
ieri a botte oggi ad abbracci
l'amore che si canta col toccarsi
soli accesi con fragore
gioie trattenute
rabbie di carni lontane
aspetto che venga giorno
il fragore dei metalli
non fa più dormire
e i ricordi di lana
e parole e pelli e spine
sono odori lasciati in viso
aspetto che venga giorno
le mani di pietra schiantate
ed i baci di pietra
sulle mani in ginocchio
diventare alti come le cime di notte
che non hanno fine
ed in bocca il mare
soli accesi con fragore
gioie trattenute
grida appena accese
senza nulla addosso più
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domenica, 18 novembre 2007
madonna mia sei un giovinastro.
baciapile di merda, rimettiti la scarpa.
baciapile sarà tua sorella.
mia sorella la lascerai stare.
la lascio stare se mi garba.
e se ti garbano i denti, tutti.
i venti inquieti spazzano un campetto, che è una pietraia scoscesa che se ci cadi su son cerotti per la settimana, e gli occhi dolci del primo banco. laura si chiama, treccine che tirano in su, come due ciuffi tirabaci accanto ai lobi. io ti darei un bacio. magari domani.
dio e la madonna, fa il chierichetto, porco il signore gli risponde l'altro. varda se arriva 'l prete. no vai pure. e si intascano l'ostie, e si sorsano il vino.
il moscato è buono per quello, perchè, se sei ragazzetto, non sembra un vino. è dolce come un succo zuccherino, anzi, qualcosa in più.
movét con il turibolo cristo. m'inciampa nella veste. perchè sei un finocchio, tirala su. va a dar via 'l culo.
m'ha punto una vespa, ho scordato l'orologio e son tornato a pigliarlo. pensavo fosse prima, pensavo di farcela, pensavo che avevo voglia ancora un po'.
metti le tue stronze mani sull'avorio gobbo del piano verticale, dopo vien la doccia, e dopo scacciapensieri. ma cavolo il sabato non si studia, e tu studi.
vaffanculo. vaffanculo.
pausa. stop. play.
vaffanculo. vaffanculo.
uguale.
muoio con la testa tagliata dalla mannaia di un treno veloce, sparato per errore, investito sulle strisce, di una malattia incurabile. muoio e tutti voi, fottuti stronzi, venite al mio funerale e mi piangete come non avete mai pensato, perchè io vi mancherò, ma sarà troppo tardi, perchè vi mancherò e mi piangerete e non avrete pace. e sarò importante e vi mancherò.
come voi mancate a me ora.
come voi mancate a me ora.
come voi mancate a me.
leva quella mano.
dai, fammi sentire.
leva quella mano.
ti prego.
levala.
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